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ToggleUna nuova sentenza rafforza i diritti dei lavoratori: più valore alle testimonianze, meno peso ai documenti aziendali (DVR). Scopri cosa cambia.
Mal di schiena dopo anni di lavoro? Da oggi ottenere il riconoscimento della malattia professionale può essere più semplice.
Per molti lavoratori il percorso è sempre stato lo stesso.
Dolore alla schiena.
Visite mediche.
Esami.
Diagnosi di ernia del disco, spondilodiscoartrosi, ipoacusia o altre patologie professionali.
Viene presentata la denuncia di malattia professionale all’INAIL.
E, troppo spesso, arriva anche il diniego.
La motivazione è quasi sempre la stessa:
“La documentazione acquisita è insufficiente per esprimere un giudizio. Rigetto.”
Per anni migliaia di lavoratori si sono fermati davanti a questa risposta, convinti di non avere più alcuna possibilità. Non bisogna arrendersi. Così come è successo ad un lavoratore difeso dallo Studio Legale PMF dinanzi al Tribunale di Modena.
La recente sentenza del Tribunale di Modena conferma un principio che lo Studio Legale PMF sostiene da anni: far emergere le concrete modalità di svolgimento del lavoro.
Cosa cambia davvero con questa sentenza?
La decisione del Tribunale non introduce nuovi principi, ma rafforza dei concetti normativamente tutelati, ma spesso ignorati dai Giudici e dai medici legali.
Questa sentenza rappresenta una linea guida per moltissime cause future riguardanti le malattie professionali.
Questa sentenza valuta appieno le concrete modalità di svolgimento del lavoro.
Il lavoratore racconta di aver movimentato carichi pesanti per decenni.
Di aver lavorato su muletti.
Di essere stato esposto a vibrazioni continue.
Di aver assunto posture incongrue ogni giorno.
L’INAIL spesso risponde che questi rischi non risultano sufficientemente documentati.
In molti casi il procedimento si ferma lì.
Con la sentenza del Tribunale di Modena e’ stato ricostruito nel dettaglio ciò che il lavoratore aveva realmente fatto per oltre venticinque anni.
Non si è limitato ai documenti aziendali (DVR).
Ha valutato le testimonianze dei colleghi di lavoro.
Ha ricostruito le mansioni concretamente svolte ogni giorno.
Ed è proprio questa ricostruzione della realtà lavorativa ad aver dimostrato l’origine professionale della malattia.
È un passaggio fondamentale.
Perché conferma che ciò che accade realmente sul luogo di lavoro può avere un valore decisivo anche quando la documentazione aziendale racconta una realtà diversa.
Le testimonianze possono fare la differenza
Uno degli aspetti più innovativi della decisione riguarda il valore attribuito alla prova testimoniale.
I colleghi hanno descritto con precisione:
- movimentazione manuale continua dei carichi;
- utilizzo abituale del muletto;
- esposizione quotidiana alle vibrazioni;
- rumore costante;
- posture di lavoro gravose.
Il Tribunale ha ritenuto queste dichiarazioni determinanti per ricostruire il rischio lavorativo effettivo.
Questo significa che la storia lavorativa del dipendente può essere dimostrata anche attraverso chi ha lavorato al suo fianco.
La sentenza richiama inoltre il Decreto Ministeriale del 10 ottobre 2023.
Il giudice osserva che le lavorazioni svolte dal ricorrente coincidono con quelle oggi previste nelle nuove tabelle delle malattie professionali.
Questo cambia profondamente la posizione del lavoratore.
Quando la malattia e la lavorazione rientrano nelle tabelle, il riconoscimento diventa molto più semplice sotto il profilo probatorio.
Se ricorrono i presupposti della malattia tabellata, si applica il principio della presunzione legale di origine professionale.
Sarà quindi l’INAIL a dover dimostrare che la patologia dipende esclusivamente da cause estranee al lavoro.
È un vantaggio enorme sotto il profilo processuale.
La sentenza in questione tratta anche un altro aspetto e cioè, le patologie ad eziologia multi fattoriale.
Se hai una predisposizione all’insorgenza di determinate patologie, anche in questo caso puoi avere diritto all’indennizzo dall’inail.
Molti lavoratori si sentono dire:
“Hai la schiena rovinata perché stai invecchiando.”
Oppure:
“È una predisposizione genetica.”
Il Tribunale ricorda che eventuali fattori personali non escludono automaticamente la malattia professionale.
Se il lavoro ha contribuito anche come concausa allo sviluppo della patologia, il diritto alla tutela sussiste comunque.
Questo principio è fondamentale per migliaia di lavoratori affetti da spondilodiscoartrosi, ernie del disco e altre patologie degenerative.
Perché questa sentenza rappresenta perfettamente quanto sostenuto da tempo dallo Studio Legale PMF
Da anni lo Studio Legale PMF affronta le cause sulle malattie professionali partendo da un principio semplice:
non basta leggere una cartella clinica. Bisogna ricostruire una vita di lavoro.
Ogni dettaglio può essere decisivo:
- le mansioni realmente svolte;
- gli strumenti utilizzati;
- le vibrazioni subite;
- i carichi movimentati;
- le posture mantenute per anni;
- le testimonianze dei colleghi;
- la ricostruzione concreta dell’ambiente di lavoro.
È proprio con questo approccio che lo studio legale PMF ottiene vittorie come dimostrato dalla sentenza in questione.
Perché nei processi sulle malattie professionali non è sufficiente provare la malattia.
Occorre dimostrare come quel lavoro abbia inciso sulla salute del lavoratore.
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